San Bavello PDF Stampa E-mail
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mercoledì 07 maggio 2008

Per arrivare a San Bavello da Firenze ci vuole più o meno un'ora. Bisogna dirigersi verso Lungarno del Tempio poi seguendo i lungarni nella direzione di "uscita sud" dell'autostrada e poi sempre in direzione di Dicomano godendosi la vista dell'Arno che attraversa il paesaggio collinoso. Appena lasciato Dicomano dietro le spalle, si arriva a destinazione. Attenti a non perdere il cartello "San Bavello"; forse è troppo piccolo, come lo stesso San Bavello.

Che cosa c'è di speciale a San Bavello, perché vale la pena leggere un articolo dedicato a questo argomento? E' un paesino senza grande storia, senza importanza; è piuttosto come tanti in Toscana. Magari non avete mai sentito il nome San Bavello, ma per gli ospiti disabili di "Don Orione" è veramente ben conosciuto e particolare.

Quello che distingue il "piccolo paesino" da tutti gli altri è Domenico e la sua famiglia. Lui è un vecchio, si direbbe, amico del "Istituto". Ci accoglie qualche volta ogni anno nella sua casa per fare festa. E che festa è questa a San Bavello lo sanno bene tutti i nostri ragazzi. Anche se fosse povero economicamente Domenico Rabiti sarebbe ricchissimo per tuttta l'amicizia di molte persone che hanno sperimentato il suo aiuto.



La sala da pranzo, molto accogliente, contiene quattro grandi tavoli, sedie e un forno. Quando la legna bruciata comincia a dare il primo profumo - il segno del banchetto che s'avvicina, le candele che noi mettiamo sul tavol-mensa cominciano a dare luce - segno della messa, del banchetto spirituale che Don Pasquale, il nostro direttore, celebra ogni volta che siamo a San Bavello. E non è solo un gioco di parole che "a Domenico si va a domenica".
 
qualche immagini dalla festa
 
Dopo la messa c'è il pranzo. Non c'è nulla come la fresca schiacchiata al forno. Ormai sempre c'è più che abbastanza. Poi arriviano il primo e il secondo - tutto grazie allavorodella moglie di Domenico - Teresa e delle sue figlie.
Mangiando riempiamo la casa di allegre chiacchierate con i nostri amici.
E' sempre difficile ritornare, non solo per la roba mangiata, ma sopratutto lasciando una casa così accogliente, la casa dove ogni disabile si sente benvenuto.
 
 
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